Perché Trump potrebbe ritirare l’ICE da Minneapolis. Le proteste di massa c’entrano poco
La possibilità ventilata oggi da Trump che gli agenti dell’ICE potrebbero lasciare Minneapolis è un importante segno politico. Ma non sono le proteste di massa e le manifestazioni di solidarietà con i cittadini di Minneapolis a motivare questa possibile svolta.
Trump subisce tre pressioni distinte. Primo, alcuni repubblicani nel Congresso, avvertendo un rischio di consenso nei propri collegi, stanno minacciando di non votare il rifinanziamento del Dipartimento per la sicurezza interna se l’Amministrazione non apre un’indagine sulle operazioni dell’ICE.
Secondo, nel mondo economico, oltre sessanta amministratori delegati di grandi imprese dislocate in Minnesota stanno invocando la de-escalation immediata, preoccupati per i danni economici e reputazionali che i loro affari potrebbero subire.
Infine, alcune lobby pro-armi criticano la “giustificazione” ufficiale secondo cui gli agenti avrebbero sparato perché la vittima era armata: tesi per loro insostenibile visto che il diritto di girare armati è un’icona culturale dell’American Way of Life e la base del loro business. E vale per tutti, anche per i manifestanti anti-governativi.
In questo intreccio, la formula prudente di Trump (“a un certo punto” l’ICE lascerà il Minnesota) serve a guadagnare tempo e contenere una crisi che è diventata nazionale.