La prima volta che incontrai Anthony Fauci fu nel 2017, molto prima del Covid. Mi colpì il contrasto tra la statura minuta e il peso dell’incarico che ricopriva. Era cortese, quasi timido, ma da decenni occupava uno dei punti centrali della sanità americana. Qualche anno dopo, con lo scoppio della pandemia, sarebbe diventato un personaggio nazionale e infine un bersaglio (*).
Oggi un senatore vuole costringerlo a rispondere davanti al Congresso e portarlo, se possibile, davanti a un giudice. Quel senatore è Rand Paul. E' giusto dunque partira da qui.
La guerra di Rand Paul contro Fauci cominciò durante la pandemia, ma appartiene a una storia più lunga. Per seguirla bisogna lasciare Washington e tornare in Texas, nella casa in cui Rand è cresciuto. Donald Trump era ancora un immobiliarista di New York e il Tea Party - il movimento che portò Paul alla notorietà nazionale - non esisteva. In casa Paul, però, si parlava già dello Stato federale come di una forza che approfittava delle crisi per estendere il proprio raggio d’azione. La figura centrale era il padre di Rand, Ron Paul.
La casa dei Paul
Ron Paul era un ginecologo e ostetrico di Lake Jackson, una cittadina del Texas affacciata sul Golfo del Messico e cresciuta intorno agli impianti della Dow Chemical. Aveva fatto nascere migliaia di bambini. Nella medicina ritrovava la propria idea della società: un rapporto diretto tra persone, fondato sulla responsabilità e sulla fiducia. Lo Stato interveniva dopo e spesso complicava ciò che già funzionava.
Non assomigliava molto ai politici repubblicani destinati a dominare gli anni di Reagan. Parlava con una voce sottile e una cortesia quasi antiquata. In una convention poteva sembrare un medico di provincia capitato lì per errore, almeno finché non cominciava a parlare della Federal Reserve.
La sua conversione politica risaliva all’agosto del 1971, quando Richard Nixon sospese la convertibilità del dollaro in oro. Per la maggior parte degli americani fu un passaggio oscuro di politica economica. Ron Paul vi scorse il momento in cui Washington si liberava di uno degli ultimi limiti alla propria espansione. Senza il vincolo dell’oro, il governo poteva creare moneta e finanziare nuove spese senza presentare subito il conto ai cittadini.
La Federal Reserve divenne il centro della sua battaglia. Paul la considerava una banca centrale sottratta al voto che permetteva allo Stato di sostenere salvataggi finanziari e guerre altrimenti difficili da finanziare. Dietro la politica monetaria vedeva una questione di potere: controllare il denaro consentiva al governo di allargare i propri confini.
Queste idee appartenevano alla vita domestica. A Lake Jackson circolavano Hayek e Mises. A tavola si parlava della Costituzione e delle guerre combattute lontano dall’America. Rand seguiva le campagne del padre e cresceva dentro quelle conversazioni.
Il padre a Washington
Quando Ron Paul fu eletto per la prima volta alla Camera, Rand era ancora un ragazzo. Cominciò a seguirlo alle convention, distribuì volantini e passò del tempo nel suo ufficio congressuale.
Agli occhi del padre, Washington era popolata da uomini che parlavano di governo limitato e poi approvavano nuove spese. La libertà restava il linguaggio ufficiale del Partito repubblicano, mentre le agenzie federali continuavano a crescere.
Ron Paul era repubblicano senza appartenere davvero al partito. Conservatore sull’aborto, diffidava della destra religiosa quando cercava di trasformare la morale in legge federale. Difendeva il mercato e disprezzava i salvataggi delle grandi imprese. Cresciuto nell’anticomunismo della Guerra fredda, considerava l’interventismo americano una fonte continua di debiti. Contestava anche la guerra alla droga, che aveva riempito le carceri e accresciuto i poteri della polizia.
La presenza dei conservatori al governo non attenuava i suoi timori. Poteva votare da solo contro una legge approvata da quasi tutta la Camera e considerare quel voto una ragione sufficiente per essere lì. La politica serviva anche a mantenere in vita un principio quando nessuna maggioranza era disposta a sostenerlo.
Nel 1987 lasciò il Partito repubblicano, accusandolo di avere tradito le promesse di Reagan. L’anno seguente si candidò alla Casa Bianca con il **Libertarian Party**. Prese meno dell’un per cento dei voti e attraversò il paese parlando in sale spesso semivuote.
Rand studiava medicina a Duke, ma per alcuni mesi accompagnò il padre come assistente. Lo vide ripetere le proprie idee senza una concreta possibilità di vittoria. Quella campagna gli mostrò la forza della coerenza paterna e il limite politico al quale poteva condurre.
Il figlio
Rand seguì il padre anche nella professione. Divenne oculista e si trasferì a Bowling Green, nel Kentucky, dopo aver sposato Kelley Ashby, originaria dello Stato. Per molti anni la sua vita si svolse tra lo studio medico e la famiglia. Dedicava parte del proprio tempo a una clinica gratuita.
La politica continuava però a occupare uno spazio importante. Rand aiutava il padre nelle campagne e fondava gruppi contro le tasse. Le sue organizzazioni attribuivano voti ai parlamentari del Kentucky sulla base delle scelte compiute, trasformando ogni cedimento sul governo limitato in una pagella da mostrare agli elettori.
Condivideva la diffidenza paterna verso Washington, ma non voleva ereditarne l’isolamento. Aveva visto Ron restare per anni ai margini del partito e perdere battaglie nelle quali la sua coerenza non era bastata.
Rand cercò una lingua più accessibile. Avrebbe accettato alleanze che il padre considerava sospette e lasciato sullo sfondo le parti più eccentriche della dottrina. Le idee restavano quelle apprese in casa; per entrare nella politica nazionale dovevano raggiungere persone che non avevano mai letto Hayek.
Porta a porta
Negli anni Novanta Ron Paul cercò di tornare al Congresso. Contro di lui si schierò quasi tutto l’apparato repubblicano del Texas. Il suo avversario aveva il sostegno di Newt Gingrich, George H. W. Bush e del governatore George W. Bush. Ron aveva lasciato il partito e si era candidato alla presidenza con i libertari; per i dirigenti non era più uno di loro.
La famiglia si mise al lavoro. I Paul trasformavano le campagne in un’impresa domestica. Figli e amici percorrevano le cittadine bussando alle porte degli elettori. Rand partecipava con la naturalezza di chi aveva imparato presto che una candidatura si costruisce lontano dalle convention.
L’apparato disponeva del denaro e delle personalità nazionali. Ron Paul offriva agli elettori un’accusa semplice: il Partito repubblicano parlava di libertà a Washington e poi finiva per difendere Washington.
Vinse. Rand vide che i dirigenti potevano essere sconfitti richiamando il partito alle promesse che aveva abbandonato. Negli anni successivi, quella rivolta avrebbe trovato un pubblico molto più vasto.
Il vecchio candidato e i ragazzi di Internet
Quando Ron Paul si presentò alle primarie presidenziali repubblicane del 2008, sembrava appartenere a un’altra epoca. Continuava a parlare della Federal Reserve e delle guerre americane. Nei dibattiti televisivi gli altri candidati lo trattavano come un parente eccentrico che nessuno aveva avuto il coraggio di lasciare a casa.
Fuori dagli studi televisivi, migliaia di giovani cominciarono a seguirlo online. Alcuni erano libertari, altri erano arrivati a lui attraverso l’opposizione alla guerra in Iraq. Molti si riconoscevano in un uomo che parlava senza sembrare sottoposto alle regole della politica professionale.
I sostenitori organizzavano iniziative e raccoglievano piccole donazioni. Il 16 dicembre 2007, anniversario del Boston Tea Party, versarono più di sei milioni di dollari in ventiquattr’ore nelle casse di un candidato ancora considerato marginale. Lo slogan era *Liberty is brewing*.
Ron Paul non vinse le primarie. Due anni dopo il Tea Party esplose contro Barack Obama, i salvataggi bancari e l’Obamacare. Il movimento era più nazionalista del vecchio libertario texano e molto meno diffidente verso la forza militare americana. Ritrovava però un terreno preparato dalle sue campagne: Washington aveva tradito i cittadini e usava le crisi per ampliare i propri poteri.
Il Tea Party portò quella rabbia fuori dal mondo libertario, lasciando in secondo piano l’opposizione di Ron alle guerre e alla sorveglianza. Rand comprese che il movimento poteva condurlo al Senato.
Kentucky
Nel 2010 si candidò in Kentucky, dove l’apparato repubblicano aveva già scelto il proprio uomo. Mitch McConnell guardava con diffidenza al figlio di un libertario texano arrivato nello Stato attraverso il matrimonio e la professione medica.
Rand si presentò come un medico estraneo a Washington. Parlava di debito e governo limitato, evitando il lessico paterno che avrebbe richiesto lunghe spiegazioni. Raccontava un potere federale che aveva smesso di ascoltare gli elettori.
Vinse le primarie e poi il seggio. Il suo ingresso al Senato precedette di cinque anni la candidatura di Donald Trump. La diffidenza verso gli esperti e le agenzie non nacque dunque nel mondo trumpiano. Veniva dalla casa di Lake Jackson e dalle campagne del padre contro la Federal Reserve.
Trump raccolse quella ribellione e ne cambiò in parte il senso. Ron Paul aveva cercato per tutta la vita di restringere il potere federale. Il nuovo leader repubblicano mobilitò la stessa ostilità verso Washington per assumere il controllo dell’apparato.
Rand rimase legato alla cultura paterna, soprattutto nella diffidenza verso le guerre e la sorveglianza. Era però troppo politico per abbandonare il partito trasformato da Trump. Il loro rapporto attraversò contrasti e riavvicinamenti, dentro una maggioranza che offriva alla vecchia rivolta libertaria una forza mai avuta prima.
Poi arrivò il Covid e lo Stato amministrativo smise di essere un’espressione per giuristi ed economisti. Entrò nelle case, chiuse scuole e negozi, fermò gli spostamenti. Ogni sera gli esperti comparivano in televisione per spiegare agli americani come comportarsi.
L’apparato federale assunse allora il volto di Anthony Fauci, un funzionario non eletto che aveva attraversato presidenze di entrambi i partiti e parlava dalla Casa Bianca con l’autorità della scienza. Rand Paul riconobbe in lui il tipo di potere che aveva imparato a temere molto prima della pandemia. Per suo padre aveva preso forma nella Federal Reserve; ora sedeva dietro un microfono e indicava al paese la strada da seguire.
(continua)
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* L’intervista ad Anthony Fauci fu realizzata a Washington nella sede della National Italian American Foundation, che sponsorizzava il progetto *Italian Leadership in America*. Nella stessa serie intervistai, tra gli altri, il giudice della Corte Suprema Samuel Alito. L’incontro con Fauci andò in onda su i-Italy TV e sul canale ufficiale della televisione pubblica della città di New York. Pubblicato su YouTube all’inizio della pandemia, il video ha successivamente superato il mezzo milione di visualizzazioni.